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FUORI delle RIGHE

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LOTTA AL TERRORISMO Lc 13,1-5

Ora si presentarono alcuni in quello stesso momento annunciandogli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con i loro sacrifici.

La notizia di cronaca è semplice: un tafferuglio, un tumulto represso con il sangue.
Proprio come oggi accade: una bomba, un treno che salta in aria, morti e feriti.
Tre le circostanze indicate: i rivoltosi erano Galilei come Gesù; è intervenuta la gendarmeria di Pilato dunque romani/pagani; ed il tutto è avvenuto all'interno del tempio di Gerusalemme, nella parte più riservata, là dove si usava immolare i sacrifici. Probabilmente si è trattato di zeloti, nazionalisti ed antiromani che hanno tentato un'azione di forza e la repressione ha assunto le caratteristiche di sacrilegio.

Che cosa ne dice Gesù? Il Messia che è venuto ad annunciare la buona novella ai poveri, la liberazione ai prigionieri, a portare la vista ai ciechi e la libertà agli oppressi?

E rispondendo disse loro: "Ritenete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, poiché hanno sofferto queste cose?

La risposta di Gesù è il frutto di un lungo discernimento su se stesso, sul suo rapporto con il Padre, la sua missione, il Regno di Dio che va annunciando. Nel racconto delle tentazioni Luca distingue bene tra il pensiero dell'uomo alla ricerca del potere e la libertà del Regno; tra l'idolatria della legge, dell'ordine, della proprietà, del lavoro, del benessere, della libertà, del partito, dello stato, delle ideologie, della chiesa... dei mezzi che diventano fine e la libertà da tutto questo; perché "il Signore tuo Dio adorerai" e l'unico assoluto è il suo Regno e la sua volontà su di noi.

Gesù non condanna nessuno. A chi si aspettava una condanna di Pilato, peccatore e sacrilego, Gesù risponde spostando l'attenzione sulle vittime, vittime dello stesso peccato di Pilato. La storia degli uomini dà la ragione a chi è più forte ed il debole tenta di farsi una ragione con le stesse armi sbagliate del forte. Questo è il guaio della storia. Non si può combattere l'arroganza del potere con le stesse armi del potere, Nè si può combattere il terrorismo con le stesse armi del terrorismo.

Il male è nel cuore di ogni uomo e cresce in ciascuno proprio quando lo si identifica con l'altro che diventa il nemico.

La forza del male non ricade su chi lo opera ma su chi lo subisce.

No - vi dico-, ma se non vi convertite, tutti similmente perirete.

Gesù condanna il male e giustifica l'uomo.

Lo stesso peccato così evidente in Pilato è rivelato anche nelle sue vittime, ma Gesù lo trasferisce anche nei suoi uditori. Il male visto negli altri è una sorta di agente rivelatore del male che è in noi e ci chiama alla conversione, a cambiare i punti di vista del nostro vivere.

O quei diciotto, sui quali cadde la torre di Siloe e li uccise, ritenete che costoro fossero colpevoli più di tutti gli uomini che abitano Gerusalemme?

Un'altra notizia... una calamità senza un'apparente responsabilità come lo scatenarsi delle forze della natura... uno di quei fatti che fanno dubitare su Dio ed il suo amore per noi. E' il dubbio di ogni credente!
E' istintivo pensare questi eventi come castigo di Dio. Questi fatti sono invece un richiamo alla nostra fragilità, alla provvisorietà dell'uomo, ai suoi limiti.
L'armonia della natura si è infranta con il peccato dell'uomo ed ogni evento che esce dall'apparente armonia è un richiamo a cercare la conversione ed il senso ultimo della vita che è andato perduto.

No - vi dico-, ma se non vi convertite, tutti similmente perirete".

Cambiare stile di vita, convertirsi, è questione di vita o di morte.
Le disgrazie della vita, Il peccato non sono una condanna, lo diventano se non abbiamo il coraggio di cambiarci profondamente, ma segnano un passaggio forte che rende evidente e possibile la necessità del cambiamento.

Il coraggio della conversione è la libertà autentica davvero conquistata.

14.03.2004